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Safe Word: Democracy
Un'indagine cibernetica e comportamentale sulla natura del potere: il pubblico esercita controllo sul performer e scopre di degradare l'ecosistema in cui esso stesso vive.
Safe Word: Democracy è un'indagine cibernetica e comportamentale sulla natura del potere. Ribalta l'assunto di Rhythm 0 trasformando la passività in un sistema di controllo attivo ma invisibile: il pubblico, invitato a esercitare potere sul performer, scopre che ogni atto di abuso degrada in modo incrementale l'ecosistema in cui esso stesso vive. La tesi è che un patto fondato su regole e consenso esplicito sia un modello più trasparente della delega in bianco su cui si regge la democrazia rappresentativa.
Al centro dello spazio il performer si espone con il volto pienamente visibile — una vulnerabilità radicale che nega al pubblico l'alibi della de-soggettivizzazione. È circondato da esattamente trentadue oggetti, numero che richiama simbolicamente la "Caduta", disposti in una griglia oppressiva che spazia da strumenti di piacere e dolore a simboli di diritti civili. Il sistema è gestito tramite TouchDesigner: sulle pareti vengono proiettate in tempo reale le statistiche biometriche del performer, incorniciate in un'interfaccia clinica e rassicurante.
L'ambiente nasce come un'utopia tecnocratica che invita all'interazione, ma l'ecosistema scenico è un'estensione sensoriale del corpo esposto: la cura ne preserva l'armonia, l'abuso lo corrompe lentamente in glitch, dissonanze e calore crescente. Senza scatti netti, è impossibile stabilire il momento in cui il gioco si è fatto violenza. Il vero climax non è il crollo del performer, ma l'esaurimento della sopportazione del pubblico e l'emersione della propria ombra. A performance conclusa l'esperienza esonda dallo spazio: lo spettatore si porta dietro una traccia — domande aperte, senza accuse né assoluzioni, sul peso del proprio intervento.
2026
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